Il presidente Pietro Paolo D’Annunzio: “I dipendenti hanno creduto nell’azienda e nella famiglia, insieme abbiamo affrontato la crisi e ora gioiamo”
I dipendenti. Sono loro ad esserci stati nel momento più buio, quando Scep stentava a trovare un appiglio stabile. Sono loro ad aver contribuito concretamente alla rinascita dell’azienda vestina. “E’ con loro che siamo risorti, insieme ai preziosi consigli del nostro consulente, oramai amico e mentore, Enzo Puzone (studio JP Finance&Legal)”, dice Pietro Paolo D’Annunzio, presidente e figlio del fondatore Fernando D’Annunzio. “I dipendenti di Scep, ma è meglio definirli collaboratori, hanno creduto nell’azienda e non ai profeti di sventura. Hanno creduto nella mia famiglia e ne sono orgoglioso. Li ringrazio. Insieme abbiamo affrontato la crisi, la ristrutturazione e ora gioiamo per i risultati conseguiti”.
| Bilancio 2025 |
| Fatturato | Utile d’esercizio |
| 3.150.000 euro | 570.000 euro |
Il bilancio 2025 è una medaglia sul petto dell’intero team Scep: un fatturato sopra i tre milioni di euro con un utile di esercizio superiore al mezzo milione; il consolidamento dei business tradizionali dell’azienda, come gli impianti elettrici industriali e civili, il fotovoltaico e l’attività commerciale adiacente alla sede di contrada Ponte Sant’Antonio (Penne); l’avvio di nuove specializzazioni, o meglio la realizzazione dei quadri elettrici con un magazzino dedicato. “Nel 2026 cercheremo di dare ancora più impulso a queste attività, il nostro core business, e ci dedicheremo anche allo sviluppo delle centrali fotovoltaiche. Ci sarà una maggiore attenzione alle gare pubbliche perché riteniamo possano esserci spazi consoni per un’azienda delle nostre dimensioni. Getteremo più di uno sguardo al mercato extraregionale: abbiamo la maturità per farlo”, rimarca il presidente. “Stiamo selezionando nuovi lavoratori, gente operativa sul campo. Un capocantiere di esperienza è una priorità”.
Stiamo selezionando gente operativa: un capocantiere è una priorità

La crescita di Scep – questo è il terzo anno con Pietro Paolo al vertice – ha seguito sempre i criteri generali cari alla famiglia D’Annunzio: ambiente di lavoro sano, sviluppo del welfare, dialogo con e tra i dipendenti, attenzione al sociale, integrazione. “Tutto ciò che cerchiamo nei nostri collaboratori è la voglia di fare, la dedizione al lavoro e il senso di responsabilità. Non abbiamo mai dato importanza alla provenienza dei nostri collaboratori: nel 2026 l’intreccio tra culture e nazionalità è un fatto e possiamo solo essere fieri di aver recentemente arricchito il nostro team con altri splendidi ragazzi. Scep crede e promulga valori di accoglienza e rispetto. Non a caso sulla porta d’ingresso degli uffici è in bella mostra la bandiera della Palestina, come sostegno alla popolazione palestinese che sta subendo un genocidio. Cerchiamo, nei limiti del possibile, di sostenere alcune realtà del territorio: cito le sponsorizzazioni di eventi culturali come Rumore Bianco e di società calcistiche quali il Delfino Pescara 1936 e il Penne 1920. A livello personale”, conclude il presidente, “ritengo di essere cresciuto tanto in questo triennio. Soprattutto se ripenso all’incidente in montagna avuto alla fine del 2023, mi sento più forte e pronto a gestire le difficoltà. So di essere andato avanti e posso dire di aver trovato posto nel posto dove sono sempre stato”. Un gioco di parole per dire che Scep era, è e sarà sempre la casa di Pietro Paolo D’Annunzio.
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