Tutti insieme Il presidente Pietro Paolo D’Annunzio con la squadra di Scep
Il presidente D’Annunzio: “Da imprenditore dico che il lavoro povero e con poche tutele è un’ingiustizia sociale”
Il dovere e i diritti, in un’azienda etica, devono essere sullo stesso piano. Vale per il lavoratore come per l’imprenditore. Forte di questa convinzione, Scep ha promosso un incontro, venerdì 16 maggio, con i propri dipendenti per spiegare i punti del referendum abrogativo che ci sarà domenica 8 giugno (dalle ore 7 alle 23) e lunedì 9 giugno (dalle 7 alle 15). “Quando mi sono accorto che le maestranze di Scep non erano a conoscenza del referendum, che riguarda importantissime tematiche inerenti al mondo del lavoro, ho ritenuto indispensabile un confronto”, precisa Pietro Paolo D’Annunzio, il presidente dell’azienda vestina. “Ritengo che i media abbiano trattato pochissimo questo appuntamento promosso dalla Cgil, anche perché un referendum dovrebbe rappresentare il punto più alto della vita democratica di una nazione. Inoltre, è inaccettabile che rappresentanti del Governo siano scesi in campo per dire di non votare in modo da non far raggiungere il quorum. Ai miei dipendenti, a tutti, rivolgo l’invito ad andare alle urne per esercitare il diritto di voto, per il quale i nostri avi hanno lottato, a volte pagando con la vita”.

L’incontro tra Scep e i lavoratori si è tenuto nella sede dell’azienda, in contrada Sant’Antonio a Penne, ed è stato anche lo spunto per vivere un allegro momento conviviale a base di arrosticini, pecorino di Farindola e altre leccornie vestine. “Lungi da me l’intenzione di dare indicazioni di voto”, dice Pietro Paolo D’Annunzio. “Mi interessa che i lavoratori abbiamo la consapevolezza di poter determinare quale sarà l’indirizzo del mondo del lavoro nel prossimo futuro. Insieme possiamo creare una società con meno sperequazioni, in cui un lavoratore abbia sì doveri, ma anche diritti e certezze. Dobbiamo farlo per noi e per le generazioni a venire. Il Jobs act non è stata la panacea che qualcuno si aspettava, da qui la necessità, individuata da un sindacato, il più grande d’Italia per numero di iscritti, di attivarsi per l’abrogazione parziale o totale di alcuni punti. Da imprenditore, evidenzio che un lavoro povero e con poche tutele è un’ingiustizia sociale bella e buona”.
Prima della cena, su un maxi schermo, è stato proiettato un video esplicativo dei cinque punti trattati dal referendum, che vale la pena di ricordare:
- Contratto di lavoro a tutele crescenti, Disciplina dei licenziamenti illegittimi (abrogazione);
- Piccole imprese-Licenziamenti e relativa indennità (abrogazione parziale);
- Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi;
- Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici (abrogazione);
- Cittadinanza italiana – Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana.

A cura di Marco Camplone-Comunicazione d’impresa
